Quando per le strade di una paese si aggira la rapace retorica, il dominio del nulla avanza. Come nelle fiabe, arroganti orchi, maligne presenze e sinistri guerrieri della notte s’impossessano voracemente di sempre più ampi spicchi di terra. Discorsi avvolgenti e buoni propositi hanno quel dispettoso sapore medicinale, quell’apparire vacuo e pretestuoso. Tutto si trasforma in docile e folcloristico paravento, in pittoresco affresco, identico a quello che annientava i nostri compaesani quando ponevano piede all’estero. Meglio, molto meglio, poche parole, magari che portano al sorriso, o, perché no, ad una sgangherata ma liberatoria risata. Ed è anche il momento di riappropriarsi del silenzio, della dignità, dell’azione. Abbiamo la necessità di vedere, toccare che cosa si fa per questa nostra terra. Forse è l’ora di piccoli fonemi, di quelli che agguantano l’aria e la trasformano in emozione. Forse è giunto il tempo di un semplice “sì” o un categorico “no”. Una sincera dualità democratica. E chi avrà la negazione sbattuta in faccia, non se ne abbia a male, non dia vita ad invettive contro il mal funzionamento dell’italico intelletto. Per troppo tempo abbiamo rappresentato ciò che il filosofo francese Blaise Pascal ben descrisse alla voce democrazia:

non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.

Sballottato dai marosi in tempesta,  il semplice mozzo, il marinaio alle prime armi, colui che tace, obbedisce, s’immalinconisce, non ha il tempo di arditi ragionamenti. Si affida alle sensazioni, di quelle che salvano la vita o sprofondano negli abissi. Anche nella sua mente gironzolano, di tanto in tanto, di porto in porto, alcune figure retoriche, come quella che attribuisce doti metereologiche al governo della nave. Ma sono gli uomini che disegnano cattive rotte. Il capitano avrà muscoli d’acciaio, ma occorre saggiare cervello e coraggio. Meno male che lo scafo fu ben battezzato: democrazia, il suo nome. Come quello che si rifila alla ciurma. All’occorrenza.