Neonata emozione lascia l’antro dei ricordi e appare timida sul volto di una donna. Scivola morbida tra rughe e sogni, tra anni e gesti. La signora saluta il suo uomo, sfiora la foto migliore dei giorni andati, chiede al cielo un posto luminoso per un marito devoto, un padre attento, un nonno malinconico. Un ultimo sguardo ai fiori di primavera, alla nuvola che attraversa il cielo e corre verso il mare, al marmo grigio, muro di compassione.

È ora di andare.

La lacrima s’abbandona al sentire del mondo.

Eccola spuntare nell’angolo di un occhio stanco. È un uomo seduto sul divano, dinanzi ad una finestra chiusa. Pensa al lavoro svanito, ai sacrifici compiuti, ai suoi cinquant’anni, alla piccola casa, alle tante spese, alle promesse che non potrà mantenere, alla compagna trascinata nel vuoto.

Un soffio di vento, tappeto volante, e la briciola del triste respiro ricompare nel palmo di una mano. È stata accolta dalla pelle sgualcita di una mamma in pena. Dieci metri di freddo corridoio, macinati senza sosta, tra muti camici bianchi, nella mente mille domande, nel petto una sola speranza.

Acqua e sale per impastare la vita, per rincorrere fotogrammi di un album mai sfogliato. Il viaggio continua.

Il treno è in partenza. Due fratelli si guardano in silenzio, L’alfabeto non regala parole, solo lacrime gemelle. Le rotaie portano lontano, o forse vicino.

La minuscola goccia si ritrova nel bel mezzo di un “ti amo” e attraversa la candida guancia di una ragazza. Le prime parole d’amore scritte sul giovane cuore.

È voglia di sole, d’abbracci, di colore, di tanto colore. Il desiderio fascia l’anima come i papaveri di Monet. È incantesimo, sosta benefica, cerchio virtuoso. Accoglienti sfumature indicano il sentiero. Dal timido tepore, la stilla d’essenza affiora nella calda e passionale risata di un anziano. L’uomo assapora la giornata e i racconti degli amici. Lui, direttore d’orchestra, dona all’aria la contagiosa melodia.

Un lampo squarcia l’azzurro. La pioggia è in agguato. Il tuono ferisce il viso di una donna. È sola. Cammina per strada. Il tempo le ha donato un solo istante, un minuscolo brandello di vita per agguantare un cappotto, una borsa, un rimorso, un addio. E fuggire. Lontano da schiaffi e insulti, da minacce e lividi ricordi. Accarezza la sua lacrima, In quella minuta compagna di malasorte cerca la strada. L’amaro cammino è colpo al cuore. Passo dopo passo, echeggia nel petto.

Lacrima, una lacrima sola, emigrata, ripudiata, accolta, asciugata.

Rinata accanto ad un piccolo naso, ad un fiato innocente, caduto nel parco, tra giochi e scoperte. Il bimbo è già in piedi, nella darsena di braccia sicure, tra officinali sorrisi. Il pianto sommesso è subito sole.

È ora di andare. Ancora acqua e sale, antichi ingredienti per una nuova ricetta.