Perbene, come una bandiera immacolata al sole, come un sogno mai abbandonato, come un addio sussurrato. Perbene, come la sabbia di una clessidra, come le orme in attesa dell’onda, come un desiderio da assaporare, con dignità e battito fiero. Perbene, come una vita sottovoce, come la vergogna dei tranquilli, come un sorriso da bambino, una moneta mai spesa, di quelle che tintinnano nel silenzio della città.

Non è mal di vivere, ma il vivere male a consumare, giorno dopo giorno, la buona speranza, a sbiadire la mappa del tesoro, a scrivere lettere senza destinatario. Non è la cultura dell’aiuto, ma la voglia di esistere con il proprio sguardo, le proprie mani, ancora pronte a costruire una dignitosa vecchiaia.

Nel paese delle chimere, il domani si è lasciato penzolare da una corda, nell’umidità di un piccolo garage. L’unico sogno realizzato: restare insieme, sempre, fino all’estremo respiro, all’ultimo composto ringraziamento. A chi offriva lettere di sconosciuti alfabeti, Romeo e Anna hanno risposto con una semplice parola. Una parola donata a tutte le persone perbene: “perdono”.