cartastraccia [5]

Che cosa fa della rassegnazione un mare senza vento? Forse quel pensiero quotidiano che stabilisce un principio del vivere apatico, ovvero che il cambiamento spetta agli altri. Noi, confessiamolo, abbiamo la vocazione dello spettatore. Intanto, la vita scorre e il malumore sale, in silenzio, come un termometro che non bada alla temperatura, ma a preservare il proprio mercurio. La maleducazione, l’inciviltà, l’arroganza, la dignità imbrattata, la storia mortificata appartengono alla lista del fiele quotidiano. Eppure, quello strisciante virus dell’adattamento (al peggio) diventa invincibile. «A questo mondo vi è poca gente che si rassegna a perdite piccole; sono le grandi che inducono immediatamente alla rassegnazione» scriveva Italo Svevo. In questo settembre al sapore di svogliato ritorno, riprendiamo a sgambettare per le strade con il malumore di sempre, con un senso di genetica impotenza. Ci concediamo un sommesso borbottio, un fonema d’immobile irrequietezza, un malessere da ricacciare in fondo al respiro, all’ombra del solito pensiero: la speranza è l’ultima a morire in questo mare senza nuove rotte, in questa città da guardare, come ogni bravo spettatore sa fare.

27 Comments

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  1. cio’ che hai scritto e’ vero.ricorda anche la storia della mia citta’,Taranto.La sua storia dimenticata dalle colpe dell’uomo tecnologico.ciao.

  2. Oggi direi a mio padre ho vissuto anch’io come te una guerra.Tu, l’hai combattuta con le armi, io la combatto con l’onestà e l’educazione che mi hai trasmesso La speranza in un mondo migliore non muore mai :Ciao buona domenica

  3. non mi appartiene la rassegnazione, preferisco la bufera e il governare la rotta della mia vita… fino alla quiete mai statica dell’anima

  4. A proposito di “Rassegnazione” o meglio ancora di “Non Rassegnazione”… da incuriosita intrusa ti ringrazio per aver visitato il mio blog, mi complimento per il tuo, e ti lascio queste mie considerazioni, non so fino a che punto ( presuntuosamente) poetiche:
    * Non mi rassegno *

    No, non mi rassegno all’apatia
    di un vivere trasparente
    non voglio essere
    – quando ancora
    abbraccio l’estate –
    una foglia gialla e morta
    che ondeggiando lentamente
    cade al suolo
    – malinconica ed immota –
    sino a quando il vento
    pietoso o burlone
    non la trascinerà nel suo vortice
    dandole illusoria parvenza
    di vita.
    No, non voglio più essere
    perennemente inquieta
    con il cuore oppresso
    da continue amarezze
    e gli occhi ancor puri
    sempre più appannati
    dal rimpianto
    e dalla nostalgia.
    La vita è dolore
    ma anche speranza
    ed arcana voglia
    di andare avanti
    contro l’impetuoso vento
    contro l’ustionante sole
    contro la pioggia ostile
    del giallo autunno
    e contro il crudele inverno
    che vorrebbe provare a gelarmi
    anche l’anima!
    © Antonella P. Di Salvo

  5. Ho smesso anche di borbottare. Leggo i giornali, ascolto i dibattiti televisivi ma mi rendo conto di aver staccato la spina. Ho smesso anch’io di indignarmi, mi sto trasformando nel mostro che ho sempre combattuto. Se vedo qualcuno gettare carte dal finestrino dell’automobile mi giro dall’altra parte: sono stanca di questi esseri umani e delle loro parole. È questa la rassegnazione autunnale oppure la consapevolezza di combattere contro i mulini a vento? Qualcuno sta vincendo perché abbiamo smesso di lottare.

    1. “La speranza equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi” scriveva Albert Camus. Non siamo solo spettatori, nell’ombra della sala. In scena, sotto i riflettori, si narrano emozioni, contraddizioni, sorrisi, lacrime, incantesimi e passioni. Aperto il sipario, troviamo i nostri volti.

  6. Meravigliosa sintesi Giovanni (mi presento sono Antonia) , un fermo immagine dei nostri tempi, tuttavia credo che per passare da spettatori a protagonisti bisognerebbe portare su di sé la responsabilità del cambiamento, cosa ben difficile visto che compete sempre “non a me”, salvo poi prendere feroci distanze ora da quell’uno ora da quell’altro, fatto e misfatto. Siamo inerti e ci indigniamo poco davvero (e mi includo) ma facciamo un sacco di satira sui social, che servissero davvero a smuovere le coscienze in azione come in una sorta di rivolta bottom up moderna! Si sentirebbe a naso il rumore dello tsunami in arrivo.. ed invece sono solo acque che “sciacquano” un po’ de-bordando. Tutto qui.

    Grazie per avermi bussato alla mia porta che mi ha mi ha permesso di entrare in casa tua…Antonia

    1. Cara Antonia, mi piace pensare che non tutte le rotte siano state tracciate.
      Grazie a te per le passionali parole e per la luminosa atmosfera della tua casa.
      Sei sempre la benvenuta.
      Giovanni

  7. Semplicemente meraviglioso, descrive perfettamente anche il mio stato d’animo attuale.
    Grazie Giovanni, ti distingui sempre per la tua coinvolgente e passionale scrittura. Copio tutto e lo metto nel mio stato in facebook, posso?… a proposito, tu non ci sei in Fb? un abbraccio. Pat

      1. grazie, lo avevo già scritto senza il consenso, sapevo sarebbe stata affermativa la risposta!
        Splendida giornata!

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