Ho seguito la notte fino alla terra della promessa nascente. Qui, l’aria calda è peccato, è pentimento. Donne e uomini, esistenze affamate, sputate nel mondo, vivono tra polvere e nuvole. Ciò che resta loro è una lacrima non spesa, un rimpianto, un rimprovero. Ciò che resta è un corpo disteso all’ombra di un albero.
D’improvviso, l’azzurro del cielo inonda il cuore e rende sereni. Una gioia bambina prende per mano.
Ti ho parlato dei profumi di casa mia?
È calata la sera. Vorrei riposare, ma ho tanti ricordi.
Lo sguardo di Thajin. La vidi raccontare favole ai fratelli più piccoli: «… e la principessa si trasformò in rugiada”.  Aveva un serpente tatuato sul ventre.
Ricordo vico Speranza, scorciatoia per la fantasia. Ciò che resta è Concetta, a settembre partorirà un’altra creatura.
Rivedo te, Nelson. Forse ci incontreremo tra le baracche del tuo villaggio. Conterai le mie rughe e io ammirerò il tuo sguardo fiero. “Hai incontrato la donna del cuore?” mi domanderai.
Il volto di mia madre è svanito.
Sono stanco.
Ciò che resta è un corpo disteso ai piedi di un albero.
Sono sicuro, quel nero è il cielo.
Ho le braccia immobili, non capisco dov’è la ferita.
Il sangue mi inonda e ciò che resta è un’immagine, un esempio, la dignità di un uomo.

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