Scrivere un luogo comune è come strizzare l’occhio al lettore. Un tentativo maldestro di fare amicizia attraverso un’improvvisata empatia tecnica. Si afferma ciò che l’interlocutore si aspetta. Per essere chiari, lo stereotipo è un parere o un pensiero diffuso. E questo già dovrebbe far scattare il campanello d’allarme. Infatti, la ricorrenza o la familiarità della frase fatta ne determinano l’ovvietà, la riconoscibilità. Un tempo, le persone s’incontravano in strada, luoghi comuni, e chiacchieravano di tutto. Alcune frasi pronunciate diventavano di pubblico dominio, rimbalzando di bocca in bocca. Oggi, con l’aumento dei mezzi di comunicazione, le “parole povere” hanno invaso il globo. Un piccolo giro in internet e la frase fatta è servita. Lo stereotipo era una piastra di metallo su cui veniva impressa un’immagine o un elemento tipografico originale, in modo da permetterne la duplicazione su carta stampata. Nel tempo divenne un’espressione figurata per un qualsiasi insieme di pensieri ripetuti in maniera identica. Ecco, non cerchiamo immagini rigide, del tutto prive di energia. La mente deve aprirsi, proprio come una finestra. Fate entrare luce e aria. Ragionate, giocate con i sinonimi e i contrari, sperimentate l’effetto della creazione. Non abbandonatevi ad aggettivi scontati, parole povere, verbi inconsistenti.