È difficile scrivere in un mondo di cambiamenti tanto drastici e radicali. Tutto ti scivola via da sotto ai piedi, mutano i simboli, i segni si spostano, i punti di orientamento non hanno più un luogo fisso. Lo sguardo di chi scrive erra in paesaggi sempre nuovi e sconosciuti mentre la sua voce si perde nel rombo della precipitosa valanga della storia.

Assolutamente necessario conservare la capacità d provare emozioni, per continuare a stupirsi e a essere impressionati dalle cose. Essenziale restare immuni dalla più terribile delle malattie: l’indifferenza.

Ormai non si scrivono più libri. Tutti vogliono scrivere un best seller.

Di come un testo importante sia denso di significati, di sensi, di sfere, di livelli. Di come ognuno di noi legga in modo diverso a seconda della disposizione psichica, della conoscenza del tema, dell’età, della voglia di trovare quello che cerca. Nella lettura contano le intenzioni, la concentrazione, lo sforzo attivo.

Avere orecchio non è un concetto limitato al campo della musica. Si può, per esempio, non avere orecchio per un certo modo di ragionare, per certi discorsi. I fanatici sono persone prive di orecchio. Una mentalità aperta è la caratteristica di un uomo dotato di grande sensibilità uditiva. Il settario è uno che sente solo i suoni di una fascia di intensità ristretta, ben delimitata e stabilita una volte per tutte.

Stanotte c’è stato un temporale. Al mattino ci scambiamo i commenti. Come veniva giù! Che tuoni! Veramente erano più i lampi che i tuoni… e altre banalità del genere. Ho pensato che uccidiamo la natura non solo con la tecnica e con l’eccesso di prodotti chimici ma anche, sebbene in modo forse meno evidente, eliminandola gradualmente dal nostro vocabolario, dalla nostra lingua. Per esempio, ieri sono stato nel bellissimo parco di Nieborów. Ma come descrivere le impressioni? Mancano le parole, mancano i nomi. Quest’albero come si chiama? E questi arbusti? E quel verde che galleggia sull’acqua? E quell’uccello con i suoi trilli? E quell’esserino tutto zampe che striscia silenziosamente su una foglia avrà pure un nome, ma quale? Quale?

Oggi la politica sostituisce tutto: teatro, pittura, letteratura. Li sostituisce per introdurre il regno del ciarpame e del kitsch: governi di intrighi, di arroganza, di cafoneria. Un potere che persegue un solo intento: l’imposizione molesta, insistente, a qualunque costo, di sé agli altri.

La politica. La direzione di marcia è sempre la stessa: in su, verso la cima. Poi viene la discesa e, spesso, la caduta, a meno che il politico non faccia in tempo a scansarsi o tirarsi indietro. E tuttavia questa ascesa attira, ipnotizza, acceca al punto che nessuno pensa mai al dopo, al declino, alla tristezza della fine.

Spesso in politica vince chi è veramente deciso a vincere a qualunque costo, senza scrupoli etici, senza pietà. In politica occorrono decisione, grinta, aggressività. La gente avverte d’istinto, riconosce al volo coloro che vogliono fortemente il potere. Soggiace all’ipnosi, studia i lottatori e vota per quello che ha combattuto con più energia, con maggior volontà di farcela. Gli uomini vogliono arrendersi al più forte, e così sentirsi più forti anch’essi.

Il mondo: tutto è già stato detto di tutto. Il pensiero umanistico si è esaurito? Ci rimangono solo le scoperte tecnologiche?

La nostra perdita di fiducia nel peso e nel senso dei valori: che fenomeno diffuso e generalizzato! Di fronte a una persona che consegue un successo di portata mondiale, le indagini si riducono a queste sole domande: “Con chi è ammanicato? Chi l’ha aiutato? Come si è mosso?”. A nessuno passa per la testa che un’opera creativa abbia avuto successo solo perché vale! La gente chiede: “Ma che vuol dire valore, oggigiorno?”. Il valore è stato sostituito dagli accordi privati, dagli interessi, dall’astuzia.

Quel che non è definibile è forse anche più importante.

Ormai la novità ha soppiantato la qualità. Oggi non si chiede più se una cosa è buona, ma se è nuova.

Di solito consideriamo come verità quella della cui autenticità siamo convinti, non quella più vicina alla realtà.

Quante vite possiamo vivere? Molte e magari anche antitetiche? A. B. mi chiede se io creda nella reincarnazione dopo la morte. Rispondo di non sapere che cosa ci sia dopo la morte. Credo invece nella reincarnazione dell’uomo durante la vita. Credo che in una stessa vita l’uomo possa nascere più volte, completamente diverso, irriconoscibile.