pensieri di Ryszard Kapuściński (1932-2007)

È difficile scrivere in un mondo di cambiamenti tanto drastici e radicali. Tutto ti scivola via da sotto ai piedi, mutano i simboli, i segni si spostano, i punti di orientamento non hanno più un luogo fisso. Lo sguardo di chi scrive erra in paesaggi sempre nuovi e sconosciuti mentre la sua voce si perde nel rombo della precipitosa valanga della storia.

Assolutamente necessario conservare la capacità d provare emozioni, per continuare a stupirsi e a essere impressionati dalle cose. Essenziale restare immuni dalla più terribile delle malattie: l’indifferenza.

Ormai non si scrivono più libri. Tutti vogliono scrivere un best seller.

Di come un testo importante sia denso di significati, di sensi, di sfere, di livelli. Di come ognuno di noi legga in modo diverso a seconda della disposizione psichica, della conoscenza del tema, dell’età, della voglia di trovare quello che cerca. Nella lettura contano le intenzioni, la concentrazione, lo sforzo attivo.

Avere orecchio non è un concetto limitato al campo della musica. Si può, per esempio, non avere orecchio per un certo modo di ragionare, per certi discorsi. I fanatici sono persone prive di orecchio. Una mentalità aperta è la caratteristica di un uomo dotato di grande sensibilità uditiva. Il settario è uno che sente solo i suoni di una fascia di intensità ristretta, ben delimitata e stabilita una volte per tutte.

Stanotte c’è stato un temporale. Al mattino ci scambiamo i commenti. Come veniva giù! Che tuoni! Veramente erano più i lampi che i tuoni… e altre banalità del genere. Ho pensato che uccidiamo la natura non solo con la tecnica e con l’eccesso di prodotti chimici ma anche, sebbene in modo forse meno evidente, eliminandola gradualmente dal nostro vocabolario, dalla nostra lingua. Per esempio, ieri sono stato nel bellissimo parco di Nieborów. Ma come descrivere le impressioni? Mancano le parole, mancano i nomi. Quest’albero come si chiama? E questi arbusti? E quel verde che galleggia sull’acqua? E quell’uccello con i suoi trilli? E quell’esserino tutto zampe che striscia silenziosamente su una foglia avrà pure un nome, ma quale? Quale?

Oggi la politica sostituisce tutto: teatro, pittura, letteratura. Li sostituisce per introdurre il regno del ciarpame e del kitsch: governi di intrighi, di arroganza, di cafoneria. Un potere che persegue un solo intento: l’imposizione molesta, insistente, a qualunque costo, di sé agli altri.

La politica. La direzione di marcia è sempre la stessa: in su, verso la cima. Poi viene la discesa e, spesso, la caduta, a meno che il politico non faccia in tempo a scansarsi o tirarsi indietro. E tuttavia questa ascesa attira, ipnotizza, acceca al punto che nessuno pensa mai al dopo, al declino, alla tristezza della fine.

Spesso in politica vince chi è veramente deciso a vincere a qualunque costo, senza scrupoli etici, senza pietà. In politica occorrono decisione, grinta, aggressività. La gente avverte d’istinto, riconosce al volo coloro che vogliono fortemente il potere. Soggiace all’ipnosi, studia i lottatori e vota per quello che ha combattuto con più energia, con maggior volontà di farcela. Gli uomini vogliono arrendersi al più forte, e così sentirsi più forti anch’essi.

Il mondo: tutto è già stato detto di tutto. Il pensiero umanistico si è esaurito? Ci rimangono solo le scoperte tecnologiche?

La nostra perdita di fiducia nel peso e nel senso dei valori: che fenomeno diffuso e generalizzato! Di fronte a una persona che consegue un successo di portata mondiale, le indagini si riducono a queste sole domande: “Con chi è ammanicato? Chi l’ha aiutato? Come si è mosso?”. A nessuno passa per la testa che un’opera creativa abbia avuto successo solo perché vale! La gente chiede: “Ma che vuol dire valore, oggigiorno?”. Il valore è stato sostituito dagli accordi privati, dagli interessi, dall’astuzia.

Quel che non è definibile è forse anche più importante.

Ormai la novità ha soppiantato la qualità. Oggi non si chiede più se una cosa è buona, ma se è nuova.

Di solito consideriamo come verità quella della cui autenticità siamo convinti, non quella più vicina alla realtà.

Quante vite possiamo vivere? Molte e magari anche antitetiche? A. B. mi chiede se io creda nella reincarnazione dopo la morte. Rispondo di non sapere che cosa ci sia dopo la morte. Credo invece nella reincarnazione dell’uomo durante la vita. Credo che in una stessa vita l’uomo possa nascere più volte, completamente diverso, irriconoscibile.

18 risposte a "pensieri di Ryszard Kapuściński (1932-2007)"

  1. Stupendo post che condivido.
    In questa società basata sul consumismo e che per questo si sta sgretolando, tutto il “bello”, che sia arte, scittura, pittura, poesia, fotogragia…sta scomparendo. personalmente non trovo quasi più nulla di valido che mi possa affascinare, spesso salto nel passato, ma non per entrarci e li restare, ma per fare in modo che la mia mente e le mie emozioni non si dimentichino che solo il bello può ormai salvarci, solo questo salverà l’uomo dalla autodistruzione.

  2. Ci sono dei libri, dei romanzi, dei film, dei brani musicali, talvolta delle opere di pensiero, che invadono il nostro spirito e sembrano sul punto di farlo esplodere tanto ci apriamo al mondo, agli altri, a noi stessi: vediamo, così, qualcosa della nostra essenza, di cosa potremmo essere.
    Allora il nostro abituale modo di vivere ci sembra un vestito vecchio, abbandonato in un angolo di una stanza.
    Non è facile riconoscere il respiro profondo della speranza che trascende la provvisorietà o l’oscurità del quotidiano. Spesso il futuro intimorisce o quantomeno preoccupa. Eppure, la vita si distende nella ferialità, nel succedersi instancabile di piccoli avvenimenti, di speranze nuove, una successiva all’altra.
    Nella consapevolezza dei giorni, si illuminano gli abissi dell’anima, si alimentano di colori mai visti, di promesse coltivate, di parole gelosamente custodite nel silenzio: chi ha visto sorgere il sole può sperare, anche in piena notte, che l’indomani torni a brillare il giorno.

    Con un simpatico saluto.

    Fausto

  3. Condivido ciò che dice. Mi piace stare con la gente ma amo quel silenzio che rapisco al tempo, magari dopo una passeggiata e aver osservato la natura, alla ricerca delle parole che diano il giusto senso al colore di una foglia di platano come al suono delle foglie di un pioppo, tremolanti al minimo alito di vento. Grazie. Una bella scoperta il suo blog. Ella Donati.

  4. Avrei potuto dare un bacio a Kapuscinski caro Giovanni, se avessi potuto conoscerlo. Concordo su tutto. Penso che le emozioni si vivono davvero solo attraverso non l’indifferenza ma uno stupirsi continuo, ripetuto di fronte alla cose e alla bellezza soprattutto. Mai lasciarci scivolare addosso la vita, ma viverla con coscienza, amandola. La politica, che orrore oggi…” Parole, parole, parole…”diceva Mina. Oggi più che mai caro Giovanni ascoltare il silenzio sarebbe l’arma migliore. Se non ti dispiace ti lascio un mio link. Eccolo
    htpp://isabellascotti.wordpress.com/2016/11/107quando-le-parole…//

    Chaplin diceva ” Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca”.
    Grazie Giovanni. Un abbraccio grande. Isabella

  5. consumismo e tecnologia ci hanno deviato dai valori reali, dalla bellezza primordiale della natura e della vita; ma chi ha occhio orecchio e sensibilità collegati senza silicio, per fortuna riesce a invertire il percorso, riavvicinandosi all’essenza della vita . Splendido e condivisibile il pensiero di Kapuscinski

  6. Parole meravigliose che mi provocano però, un grande sconforto. Viviamo in un mondo in cui si sono perduti umiltà e buon senso, capacità di sentire, vedere, ascoltare e meditare. Troppo rumore senza significato. K lo dice in modo splendido. Grazie.

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