Immaginate l’azzurro intenso del cielo, impreziosito da un tiepido sole di primavera. In sottofondo, la melodia di placide onde e l’inconfondibile assolo dei gabbiani. Questa è stata la scenografia dell’incontro con Acquapazza. Lì, in un piccolo storico porticciolo del napoletano, ci siamo annusati, conosciuti, confidati. Ogni parola dipingeva una nuova storia di mare, luogo centrale della narrazione. In quello spazio dalle sfumature instabili, occorre lasciarsi andare, seguire la rotta, fatta di suoni, odori, colori, metafore, inciampi, rinascite. Come nelle precedenti narrazioni di Ti racconto la storia, anche Acquapazza è costruita sull’intreccio costante tra memoria ed esistenze normali, evocativo potere delle parole e dense emozioni, di quelle che risvegliano il desiderio di attraversare il ponte tra passato e presente, di conoscere, ricordare, partecipare al viaggio della consapevolezza.

Il mare e le sue storie, custodite tra le onde, affidate al vento forte della burrasca, disegnate sulla pelle di marinai e pescatori. Acquapazza è uomo di mare, e le tante narrazioni d’acqua e sale le conosce bene. Nel suo sguardo puoi leggere la furia del cielo, la bizzarria dei marosi, l’appuntito sole, una fanciullesca semplicità. Racconta di porti lontani, luoghi al confine del tempo e del navigabile. Il linguaggio universale è fatto di sorridenti fonemi, parole semplici, piccoli grandi gesti d’accoglienza. A settant’anni, se ne sta seduto sul molo, tra le mani la canna da pesca, nella mente preziosi ricordi e genuini pensieri. E così, occhi puntati sulla linea che sposa l’azzurro al blu, narra dei suoi compagni di vita, di quel porticciolo ai piedi del Vesuvio, della famiglia, delle passioni, dei sogni, di quando il paese era fragile ma unito. Dalle sue labbra, ascoltiamo il racconto di gioie e dolori, di silenzi e ormeggi sicuri. Con lui, impariamo a leggere il passato per capire e interpretare il presente, per riscoprire il magico insegnamento dell’ascolto.

Ti racconto la storia è narrazione lieve e incisiva, grazie all’alternarsi di testi teatrali, immagini, brani video, testimonianze e musiche. Il coinvolgimento dello spettatore avviene in maniera empatica, complice la preziosa tradizione dei cantastorie. Gli ingredienti proposti sul palco creano un filo rosso che lega il tutto e dona allo spettacolo un carattere innovativo, a metà strada tra l’inchiesta e il teatro di narrazione, lasciando sempre spazio all’ironia e alla creatività. Attraverso il racconto delle azioni di donne e uomini, inconsapevoli protagonisti della storia, il progetto recupera la memoria collettiva, i piccoli grandi misteri del nostro passato, le tradizioni locali. Il narratore porta alla ribalta esistenze normali, incastonate nel mosaico di eventi straordinari, artefici di mutamenti collettivi e nuove architetture caratteriali.