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la vita secondo Totò (1898-1967)

La vita è fatta di cose reali e di cose supposte: se le reali le mettiamo da una parte, le supposte dove le mettiamo?

La mia faccia non mi è nuova, ce l’ho da quando sono nato.

Parli come badi, sa!

Che cosa ho chiesto a San Giovanni? Un terno? Una quaterna? Una cinquina? Niente di tutto questo, ma una sciocchezzuola, una bazzecola, una quisquilia, una pinzillacchera: far cadere la lingua a mia moglie.

Lo stomaco mi funziona benissimo: non ho appetito perché sono dissidente.

Non so leggere, ma intuisco.

Erano persone che non sapevano fare niente, tranne che mangiare. Mangiavano da professionisti.

L’uomo discende dalla scimmia. Io no perché sono raccomandato.

Come è gentile per essere una parente: sembra un’estranea!

Il denaro fa la guerra, la guerra fa il dopoguerra, il dopoguerra fa la borsa nera, la borsa nera rifà il denaro, il denaro rifà la guerra.

Io non rubo, integro. D’altra parte in Italia chi è che non integra?

A proposito di politica, ci sarebbe qualche cosa da mangiare?

Quando ci sono i tumulti elettorali è meglio andare al manicomio: tra i pazzi è più tranquillo.

Si dice che l’appetito vien mangiando, ma in realtà viene a stare digiuni.

Lei vuole sposare mia figlia? No, non se ne fa niente: a me i generi non interessano, a meno che non siano alimentari.

La vedova è la moglie di un cadavere.

Lei è venuto per un decesso? Ho capito, vada in fondo a destra.

Io sono integro e puro, sia di corpo che di spirito: non ho commesso peccati né di carne né di pesce.

Lei è un cretino: si specchi, si convinca.

A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.

È la somma che fa il totale.

Ma quale paura? Nel mio vocabolario non esiste questa parola, a meno che non si tratti di un errore di stampa.

Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte i parenti chiesero il bis.

L’unica cura per l’acne giovanile è la vecchiaia.

La donna è mobile, ed io mi sento mobiliere.

La sua vita si svolge tra casa e chiesa. . . E va be, ma nel tragitto cosa succede?

Sono ormai all’età in cui si tirano le somme, e non ho fatto nulla. Sarei potuto diventare un grande attore, e invece, sui cento film e più che ho girato, ve ne sono degni non più di cinque, sei al massimo, il resto è tutto da buttar via. Ma anche se fossi diventato un grande attore, cosa sarebbe cambiato? Gli attori sono solo venditori di chiacchiere. Il falegname, almeno, costruisce qualcosa che dura: il tavolino che fabbrica continua a resistere, nel tempo, dopo di lui. Noi attori, al massimo, se abbiamo molto successo, duriamo una generazione.

2 Responses to la vita secondo Totò (1898-1967)

  1. sherazade

    “A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame”

    Sherabbraccicari

    Rispondi

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