la fine dell’oblio

Nei giorni dedicati alla dea approvazione, il conteggio dei “mi piace” diventa operazione ossessiva. Senza una cospicua cifra di consensi, l’autostima non decolla, l’identità non esiste. Nell’arena social, è quel numero accanto all’immaginetta dell’impettito pollice a esaltare momenti di sbilenca felicità o sgretolare ottuse aspettative. Mai sfiorando l’intelletto con quell’impertinente pensiero antisocial: i like you a casaccio, non oltrepassando l’inquietante quinta riga di uno scritto.

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Lasciare alla memoria della rete qualche frase in più, magari ben articolata, dai toni pacati, vuol dire fare i conti con la propria solitudine virtuale. Meglio affidarsi alla condivisione di sentenze e massime, saette amiche dell’altrui pensiero, o di oscure invettive nazional popolari, o di autoritratti, pardon selfie, in tutte le rocambolesche mimiche facciali.

Alla lunga fila di sostenitori del “così è se vi pare”, mostro bandiera bianca. Nessun giudizio sommario su usi e costumi del presente. Ne sono convinto, i social network hanno la loro utilità, la capacità di comprimere il mondo in un click, alleggerire idee e osservazioni, strappare risate, spartire emozioni. In breve, sono democraticamente efficaci. Non è la pluralità di contenuti a colpire, ma la capacità dei fruitori social a basare la propria autostima sulla reazione degli altri. È come trasferire quotidianamente il proprio valore da dentro di sé a fuori di sé, orfani di controllo interno.

Lettura “The end of forgetting” di Kate Eichhorn, professore associato di Cultura e Media presso la New School, esplora la storia della tecnologia dei media e il suo impatto sulla nostra vita.

Non è crociata contro le nuove generazioni, i cosiddetti nativi digitali. Non vi è distinzione tra adolescenti e adulti. Un genitore che rimprovera il figlio perché ha sempre il cellulare in mano, ma poi si comporta allo stesso modo, scattando selfie a raffica, lasciando periodiche tracce su dov’è e cosa sta facendo, affresca un mosaico non proprio artistico dell’esistenza. Nell’educazione della prole, nessuno può aspirare alla perfezione: tanti i fattori in campo, non tutti gestibili. Ma esistono ancora altri modi di stare con le persone? Vale l’esempio? Il valore dell’intimità? La voglia dell’oblio?

8 pensieri su “la fine dell’oblio

  1. Certo da dietro uno schermo, per chi è abituato a barare nella vita, è assai più facile. I like mi lasciano indifferente ; preferisco un solo commento ai like dati a casaccio. Sai quante volte mi capita di pubblicare un post e non faccio neppure in tempo ad entrare nella pagina per vedere se ci sono refusi che già arriva il like. Ecco, questo lo trovo poco etico.

    1. Di sicuro, uno schermo diventa riparo, protezione, persino difesa dalla propria solitudine, dall’incapacità di affrontare un pacifico confronto, fatto di parole mirate, argomentazioni, dissensi. Avere due gambe non fa di tutti noi degli armoniosi ballerini. E comprendo che un’immagine, come l’impettito pollice, possa nascondere le più svariate motivazioni: amicizia incondizionata, noia per la lettura, magica capacità di afferrare il pensiero dell’autore, paura di affrontare le onde imperiose di una discussione, silenziosa intesa. Mi auguro che un pizzico di coraggio in più, al cospetto dell’alfabeto, possa invadere mente e cuore. Grazie per la paziente lettura.

  2. Ci vorrrebbe un giusto equilibrio…che mai si raggiunge.
    E’ un gran calderone il digitale, utile lo è senz’altro, purtroppo è l’uso che se ne fa che a volte è errato.
    Si da colpa al mezzo tecnico ma in effetti è l’umano che ha le colpe (o meriti).
    Comunque in questo momento si è tropposolleciti all’inebriamento e la vanagloria.

  3. Condivido in pieno il tuo pensiero Giovanni, ma dico anche: non c’è storia e ne dovrà passare di tempo prima che tutto si restringa e ritorni alle giuste proporzioni. La storia dell’umanità è fatta anche di questi folli innamoramenti che nel tempo e col tempo sfumano fino a ridursi a poco meno di nulla. Almeno così mi auguro… Un abbraccio. Francesca

    1. Sono d’accordo, gentile signora Francesca. La storia dell’umanità è fatta anche di innamoramenti passeggeri, però mi chiedo quanti danni potrà fare, nella sua permanenza, tanta fragile ostentazione?

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