#iorestoacasa

Non ho interesse per le sterili polemiche, ancora di più quando compaiono con tempi tartaglianti e modalità sbilenche. Ciascuno utilizza il proprio spazio – virtuale o reale – come meglio crede. In queste ore d’apprensione, però, provo disagio per la mancanza di rispetto verso l’altrui sensibilità.

L’azione indisponente o lo sbandierato convincimento astruso, frutto dell’egoistico “ma chi se ne frega!” non appartengono al coraggio. Sono frutto di un’immatura e pericolosa convinzione del vivere sociale. Il significato dell’audacia è tutt’altro, basta leggere un vocabolario, prima di gettarlo nel fuoco come “atto di provocazione” contro la cultura. Si potrebbe scoprire che il suo senso è: “forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell’affrontare con decisione un pericolo”.

In quella manciata di lettere, ho sempre letto l’io che diventa noi. Nella sostanziale variazione, tramandata di generazione in generazione, cresce il rispetto per l’altro, per l’emotività altrui, per il benessere del prossimo. Ciascuno può controllare il timore, affinché non si trasformi in panico, non sottragga energie alla forza, ma non può disprezzare l’atteggiamento accorto di chi segue le regole per paura, rispetto o coraggio. Già, le regole che stanno strette, che vanno messe in discussione, che vanno masticate e poi sputate. Quelle norme che rappresentano il diritto di altri. Quei dettami che si è pronti a calpestare, per poi invocarli quando si parla di propri diritti, in quel caso più sacrosanti.

Ho sempre difeso e riconosciuto il diritto all’ironia, alla risata che può tanto, anche aiutare le difese immunitarie. In questi giorni, non me ne vogliate, ho riscoperto un’ondata di sgangherato proliferare di battute sul coronavirus, sugli effetti, sulle soluzioni da adottare. Comprendo che quando la paura aumenta, la voglia di esorcizzare si espande. Non penso che l’ironia, da sola, ci salverà (con o senza cancelletto). Al di là delle teorie del complotto economico, degli influssi catasfrofico-religiosi (“è giunta la fine del mondo”, ho letto anche questo), della falsa informazione (ho troppo rispetto per il vero giornalismo), dell’amico che ha un cugino che conosce il portiere dello stabile di un medico che al mercato andò, alcune battute, frasi, azioni sono una profonda mancanza di rispetto. Mostrano davvero poca considerazione per tutti i medici e gli operatori sanitari che stanno lavorando 24 ore su 24, in molti casi infettandosi, per gli abitanti delle zone rosse, costretti a subire le drastiche e necessarie decisioni, per chi ha patologie pregresse, per gli anziani (non sono effetti collaterali: sono uomini e donne, nonni, genitori che hanno fatto questo paese), per chi è costretto ad andare in giro con la speranza di non rincasare in compagnia del virus, per i giovani che leggono e rispettano le leggi, per un paese che offre ogni giorno la possibilità di esprimere la propria opinione, per tutti coloro che vivono in questo nostro prato, coscienti che diritti e doveri sono fili d’erba, in maniera indissolubile, legati da reciproco rispetto.