questa notte

Non manderò a quel paese il 2020, anche se comprendo le esortazioni più istintive e liberatorie per congedare i 12 mesi passati. Lo trovo troppo facile e assolutorio. E non mi ubriacherò per dimenticare. Allo scoccare della mezzanotte voglio essere lucido e ricordare. Lo devo alle mani che non potrò più stringere, agli abbracci che non ho potuto dare, ai sorrisi ricevuti nonostante le mascherine, a coloro che ci sono stati, ci sono e ci saranno, senza considerarli dei numeri. Lo devo, per dire a me stesso e a chi voglio bene che sarà un anno buono, per la comprensione, l’eguaglianza, l’accoglienza, la lealtà, la gentilezza, l’ironia. Uno di quegli anni portatori sani di umanità. Se non andrà proprio tutto bene, cii accontenteremo del bene, quando ci sarà, per noi e per i nostri complici di vita. Buon anno.

l’armonica diversità

Ciro Martanna era uomo di mare. Nel suo sguardo potevi leggere la furia del vento, la bizzarria delle onde, l’appuntito sole, una fanciullesca semplicità. Raccontava i suoi viaggi, storie di porti lontani, luoghi al confine del tempo e del navigabile. Il linguaggio universale era fatto di sorridenti fonemi, strette di mano, piccoli grandi gesti d’accoglienza. «In questo modo capivo tutti» sussurrava. A settant’anni, se ne stava seduto sul molo, tra le mani la canna da pesca, nella mente preziosi ricordi e genuini pensieri. «Che cosa hai imparato dalle tante persone incontrate?» chiesi con l’innocenza del giovane e maldestro cronista.

Lui, sorrise, mi guardò con tenerezza e rispose: «Nun è ’o vero che ’o caffe sulo a Napule ’o sanno fa’».

Mi donò, così, una lucente visione del mondo: la diversità rende preziosi, non superiori. Quando ascolto, sempre più spesso, parole come “identità culturale” e “ideologia”, lo confesso, nasce un gelido tremore. Intendiamoci, non è allergia ai vocaboli, ma all’etichetta appiccicata da uomini e donne, a quello sguardo dall’alto in basso, sempre pronto a infangare le imperfezioni altrui, ad assolvere le proprie. In nome di cosa? Di logori vessilli geografici, politici, religiosi? Di proteggere la purezza – altro brivido – del proprio ego? «È nell’armonia fra le diversità che il mondo si regge, si riproduce, sta in tensione, vive» ha scritto il giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Con umiltà, basterebbe riconoscersi ed essere riconoscibili, nel rispetto di persone e luoghi. Magari usando poche parole, una manciata di sorrisi e gesti d’autentica accoglienza, proprio come Ciro.