stella d’argento

Sulla virgola di luna, scritta nello spicchio di cielo tra monte Sfuso e la campagna di Melampo, calò una nube solitaria. I rami del tiglio danzavano al ritmo di una brezza leggera. L’ultimo lampione del viale illuminava quel soffice ondeggiare. Le ombre delle foglie si rintanarono nella stanza di Isabella, sul muro dinanzi al letto. La donna aprì gli occhi e seguì la delicata coreografia. Sul comodino in formica, la sveglia in metallo cromato, regina tra scatole di medicinali, partoriva un timido ticchettio, l’indolente procedere della notte. A ottant’anni, l’universo di Morfeo si riduce a un irrequieto dormiveglia, popolato da schegge di memoria, gracili rimpianti, desideri esiliati, devote sofferenze. Nel buio si ritorna impauriti bambini, smarriti nel labirinto delle rughe, delle parole non dette.

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andrà tutto bene

Pensate ad una piazza, come tante in Italia, con la sua storia calpestata, i suoi palazzi d’epoca, malandati o mal restaurati,  quattro zolle di terreno, un tempo rigogliose aiuole, come raccontano gli anziani del quartiere, un paio di panchine imbrattate, sei tronchi, una volta, orgogliose palme, divorate, oggi, come dichiara il Comune, dall’opera di voraci parassiti.

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