la fine dell’oblio

Nei giorni dedicati alla dea approvazione, il conteggio dei “mi piace” diventa operazione ossessiva. Senza una cospicua cifra di consensi, l’autostima non decolla, l’identità non esiste. Nell’arena social, è quel numero accanto all’immaginetta dell’impettito pollice a esaltare momenti di sbilenca felicità o sgretolare ottuse aspettative. Mai sfiorando l’intelletto con quell’impertinente pensiero antisocial: i like you a casaccio, non oltrepassando l’inquietante quinta riga di uno scritto.

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cartastraccia [6]

Confesso di aver vissuto. In 24 ore ho postato 27 selfie assortiti (solo e male accompagnato), 24 immagini dei dolci pargoli (ogni scarrafone …), 22 foto del gatto (alla 23esima, la bestiola ha reagito con un graffio ben assestato e ha chiesto asilo ai tetti), 7 immagini del cane del vicino, 3 primi piatti (i secondi e i dolci escono maluccio, non sono fotogenici), 10 aforismi altrui, 12 pseudo battute, 9 invettive contro il prossimo, 8 elegie “misero me, misero me”, 7 frasi schizofreniche, 1 “buongiorno mondo”, 1 “notte a tutti”. Inoltre, ho massacrato 14 volte il congiuntivo, 27 ho mandato in frantumi la punteggiatura e ho disseminato ben 162 orgogliosi puntini sospensivi (con i 3 di questo post salgo a 165). A testimoniare la pregna esistenza, quei radiosi 546 “mi piace”. Grazie a tutti.

sei connesso?

Oltre la diga di fogli, appunti e libri, c’è lui. È sempre lì, tra il portapenne e la fotografia di mio figlio. Presidia l’angolo della scrivania, sorveglia il tempo che vola, si tiene a giusta distanza dal computer. S’accontenta dei miei sguardi malinconici, partoriti da pensieri al sapore d’antico.

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