andrà tutto bene

Pensate ad una piazza, come tante in Italia, con la sua storia calpestata, i suoi palazzi d’epoca, malandati o mal restaurati,  quattro zolle di terreno, un tempo rigogliose aiuole, come raccontano gli anziani del quartiere, un paio di panchine imbrattate, sei tronchi, una volta, orgogliose palme, divorate, oggi, come dichiara il Comune, dall’opera di voraci parassiti.

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la fine dell’oblio

Nei giorni dedicati alla dea approvazione, il conteggio dei “mi piace” diventa operazione ossessiva. Senza una cospicua cifra di consensi, l’autostima non decolla, l’identità non esiste. Nell’arena social, è quel numero accanto all’immaginetta dell’impettito pollice a esaltare momenti di sbilenca felicità o sgretolare ottuse aspettative. Mai sfiorando l’intelletto con quell’impertinente pensiero antisocial: i like you a casaccio, non oltrepassando l’inquietante quinta riga di uno scritto.

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pensieri di Ryszard Kapuściński (1932-2007)

È difficile scrivere in un mondo di cambiamenti tanto drastici e radicali. Tutto ti scivola via da sotto ai piedi, mutano i simboli, i segni si spostano, i punti di orientamento non hanno più un luogo fisso. Lo sguardo di chi scrive erra in paesaggi sempre nuovi e sconosciuti mentre la sua voce si perde nel rombo della precipitosa valanga della storia.

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