Tra sofferenze e lampi d’allegria

Rughe d’espressione, così dicono. Devono essere state tante le smorfie partorite dai muscoli del viso, pensa Giulia. Davanti allo specchio del bagno, prova a contare quei solchi, a immaginare quale aratro possa aver segnato, con bizzarra e cinica geometria, la pelle.  Per non parlare degli occhi, lì deve aver zampettato un intero pollaio. Dopo le considerazioni rurali, la donna si concede un esame tricologico. La chioma è folta, per carità. È il bianco invasore a deturpare il paesaggio. Prova a ricordare la data dell’ultima tinta, la numero 5, castano Afrodite, rigorosamente senza ammoniaca. Detto fatto, i conti arrivano al pettine: ventidue giorni e la mitologia già s’arrende alla forza oscura del grigio, tonalità pensionato. Matematica a parte, nella mente di Giulia sgomita un chissenefrega. Come insegna Totò, tra sofferenze e lampi d’allegria, è la somma che fa il totale.  Nei suoi cinquantadue anni, galleggiano un compagno confuso, ma premuroso, una casa esposta al sole, un terrazzino colmo di piante, un piccolo archivio dei sogni smarriti.