stella d’argento

Sulla virgola di luna, scritta nello spicchio di cielo tra monte Sfuso e la campagna di Melampo, calò una nube solitaria. I rami del tiglio danzavano al ritmo di una brezza leggera. L’ultimo lampione del viale illuminava quel soffice ondeggiare. Le ombre delle foglie si rintanarono nella stanza di Isabella, sul muro dinanzi al letto. La donna aprì gli occhi e seguì la delicata coreografia. Sul comodino in formica, la sveglia in metallo cromato, regina tra scatole di medicinali, partoriva un timido ticchettio, l’indolente procedere della notte. A ottant’anni, l’universo di Morfeo si riduce a un irrequieto dormiveglia, popolato da schegge di memoria, gracili rimpianti, desideri esiliati, devote sofferenze. Nel buio si ritorna impauriti bambini, smarriti nel labirinto delle rughe, delle parole non dette.

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questa notte

Non manderò a quel paese il 2020, anche se comprendo le esortazioni più istintive e liberatorie per congedare i 12 mesi passati. Lo trovo troppo facile e assolutorio. E non mi ubriacherò per dimenticare. Allo scoccare della mezzanotte voglio essere lucido e ricordare. Lo devo alle mani che non potrò più stringere, agli abbracci che non ho potuto dare, ai sorrisi ricevuti nonostante le mascherine, a coloro che ci sono stati, ci sono e ci saranno, senza considerarli dei numeri. Lo devo, per dire a me stesso e a chi voglio bene che sarà un anno buono, per la comprensione, l’eguaglianza, l’accoglienza, la lealtà, la gentilezza, l’ironia. Uno di quegli anni portatori sani di umanità. Se non andrà proprio tutto bene, ci accontenteremo del bene, quando ci sarà, per noi e per i nostri complici di vita. Buon anno.

andreina

Ho incontrato Andreina. Sono consapevole di provocare un gigantesco chissenefrega  o qualcosa di più spinoso. Per chiarire l’importanza dell’evento, tiro in ballo la scrittrice francese Simone De Beauvoir. Che il cielo degli indomiti pensatori mi perdoni.

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